C’è un gioco le cui origini cronologiche non sono ancora ben chiare. Ma una cosa è certa: lo abbiamo inventato noi italiani. Stiamo parlando della Briscola, classico
gioco di carte che ha allietato, e tutt’ora allieta, pomeriggi e serate di milioni e milioni di italiani, ogni giorno.
Questo gioco è talmente amato che ha sviluppato nel corso degli anni alcune varianti, alcune molto caratteristiche di tipiche regioni, altre che invece sono state così apprezzate da affermarsi più o meno su tutto il territorio nazionale, come ad esempio la “briscola chiamata” (altrove detta anche “cinque al due”).
A Briscola si gioca con un mazzo da quaranta carte, lo stesso che si adopera per la Scopa, lo Scopone, la Marianna e il Sette e mezzo, tanto per intenderci. Si può giocare in due o in quattro (a coppie), ma anche in tre (con l’accortezza di togliere uno dei quattro 2, o altrimenti il numero delle carte non sarà uguale per ciscun giocatore).
Lo scopo del gioco è fare un punto in più dell’altro (o degli altri), cioè raggiungere almeno i 61 punti. Per fare ciò bisogna prendere le carte giocate dagli altri, tenendo presente che la scala di valori prevede che l’asso sia la carta più alta, seguita dal tre, quindi in scala dal re al due.
L’asso vale 11 punti, il 3 vale dieci punti, il re ne vale quattro, la donna ne vale tre ed il jack ne vale 2. Le altre carte non danno punti.
All’inizio di ogni mano ciascun giocatore riceve tre carte coperte da parte del mazziere, che poi provvederà a scoprire una carta e metterla sotto al resto del mazzo. Tale carta viene chiamata “briscola”, ed è la carta il cui seme viene preso come seme dominante.
Ciò significa che a prescindere dal valore della carta, se un giocatore gioca una carta del seme di briscola essa automaticamente prenderà la carta giocata dall’avversario, anche se questa ha un valore nominale più alto.
Naturalmente, se l’avversario dovesse giocare un’altra briscola, ma dal valore nominale più alto, la mano sarebbe sua. Al termine di ogni turno tutti i giocatori pescano una carta, in modo da averne in mano sempre tre. Quando il mazzo finisce, si procede al gioco di tutte le carte fino a che ciascun giocatore ha terminato le carte in suo possesso.
A questo punto si effettua il conteggio dei punti, e come detto vince il giocatore (o la coppia di giocatori) che totalizza almeno 61 punti.
Di solito ci si sfida al meglio delle tre, delle cinque o delle sette partite: ciò significa che non importa quanti punti un giocatore fa nella singola partita, quel che importa è che se si gioca al meglio delle tre partite egli riesca a vincerne almeno due. In poche parole, meglio vincere due volte 61 a 59, che vincere una volta 100 a 20.